Fenomeno bullismo conoscerlo per prevenirlo

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LA RICERCA A. Bruzzese, C. Bartobmeo, G. Martino.
Cap. 3.1 Gli aspetti metodologici
Annamaria Bruzzese
Fenomeno bullismo conoscerlo per preveni
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Presentazione libro sul fenomeno bullismo
"Il fenomeno bullismo: conoscerlo per prevenirlo". Questo il titolo della pubblicazione realirzata dall'Amministrazione comunale di Reggio Calabria...

"Il fenomeno bullismo: conoscerlo per prevenirlo". Questo il titolo della pubblicazione realizzata dall'Amministrazione comunale di Reggio Calabria nell'ambito del Servizio Civile
Nazionale.
Il volume, curato da Giovanni Giacobbe, psicologo - psicoterapeuta, responsabile del monitoraggio per il Servizio Civile, e frutto del lavoro dei volontari, è stato presentato a
Palazzo San Giorgio dallo stesso Giacobbe, dal consigliere comunale delegato al Servizio Civile, Antonino Serranò, da Elio Longo, responsabile reggino del Servizio Civile Nazionale e
da Carmen Stracuzza, dirigente del settore Politiche Sociali.
Il libro, che sarà distribuito in 5000 copie nei plessi del reggino, è nato da uno strutturato progeltg (dall'o_qronjmo titolo) portato a termine dai ragazzj, i quali hanno vo,luto indagare sull'entità del bullismo nel nostro territorio divulgando nelle scuole un questionario rivolto sia a docenti che allievi.
I risultati dapprima sono stati illustrati durante i lavori di un convegno organizzato ad hoc, per poi essere concentrati netla pubblicazione. Secondo quanto ribadito da Giacobbe, "si
tratta non di un semplice strumento di osservazione, ma di un'indagine scientifica vera e propria nel rispetto di tutti i principi che sono alla base di tali ricerche di ambito territoriale e che riguardano un fenomeno comunque molto fluido, sul quale, per quanto riguarda la città, non esisteva una completa esplorazione".
'Il fenomeno bullismo: conoscerlo per prevenirlo", si compone di tre parti: quella teorica che inquadra l'impegno assunto dai volontari, quella riguardante l'analisi condotta nel mondo
scolastico ed una riferita alle prospettive.
Se Elio Longo si è dichiarato "molto soddisfatto del risultato raggiunto", l'esperienza vissuta dai giovani che hanno preso parte al progetto da cui poi è scaturita la pubblicazione, è stata al centro dell'intervento di Annamaria Bruzzese. La sociologa, che ha svolto il suo lavoro insieme a Caterina Bartolomeo, Nadia Calafiore, Giuseppe Magrì, Giovanna Martino e Alessia Pizzone ha infatti ribadito: "è appagante essere partecipi a questo momento che concerne la
divulgazione dell'impegno che abbiamo profuso, perciò non possiamo che ringraziare tutti coloro che hanno creduto in noi e nel progetto che è durato diversi mesi".
In conclusione la parola è passata al consigliere Serranò, il quale ha messo in risalto la validità dell'intera iniziativa, partita dal convegno ed arrivata alla stesura del libro, e
dell'importante lavoro realizzato dai volontari del Servizio Civile.
(Ufficio Stampa - Comune di Reggio Calabria)


Il concetto di integrazione rimanda all’idea che l’individuo debba modificare i propri comportamenti e le proprie credenze per aderire al sistema della cultura dominante, negando il principio di scambio reciproco. Mentre inclusione contiene il concetto di un rapporto più equo e paritario, di reciproca influenza, di arricchimento culturale vicendevole. La Calabria, negli ultimi venti anni, è divenuta terra protagonista di decine di migliaia di sbarchi che potevano rompere il già delicato equilibro sociale, ma nonostante ciò si è potuta registrare una buona accoglienza da parte della popolazione locale. Si è verificato così un fenomeno più unico che raro nel momento in cui la Calabria, pur rimanendo sempre terra di emigrazione, è divenuta terra di immigrazione e luogo di inserimento stabile per un numero considerevole di rifugiati. Un fenomeno che, per quanto se ne possa discutere, è difficilmente reversibile e con il quale bisognerà imparare a convivere per molti anni, forse per sempre. È molto importante dunque cominciare a porsi delle domande e trovare soluzioni che possano comprendere una sana e civile convivenza con altre culture. Un fenomeno nuovo e contraddittorio. Tranne sporadici casi, le genti di Calabria hanno accolto di buon grado chi, più sfortunato di loro, ha chiesto aiuto e sostentamento e le azioni messe in atto in questo progetto ne sono un piccolo esempio e possono fornire delle risposte agli interrogativi che si pone l'opinione pubblica. Con “Pane Spezzato” si è voluto fare un passo in avanti e includere i migranti attraverso lo scambio culturale ed esperienziale, attraverso la condivisione e fratellanza, stimolando processi di inserimento nella società e di predisposizione ad azioni autosufficienti basilari nella lotta alla povertà ed alla esclusione sociale. Obiettivo sovraordinato è l’analisi socio-psico-pedagogica garantita attraverso counselling socio-educativo e ad un’analisi sulla migrazione concernente: gli aspetti socio-anagrafici, storici e culturali, causali e motivazionali, le categorie di bisogni e condizioni di disagio, gli interventi a favore dei destinatari del progetto, raccolte in questo testo.



L’approccio sociologico alla povertà ha messo in evidenza la complessità e l'eterogeneità della stessa, non più  concettualizzabile esclusivamente attraverso parametri materiali. Sempre nuovi fenomeni di deprivazione fortificano il concetto di multidimensionalità della povertà. Autori come Narayan e Chambers hanno introdotto, ad esempio, il concetto di “Illness”1 (malessere), ossia l’esperienza di una cattiva qualità delle vita, di uno stato di difficoltà mentale che può essere dovuto a bisogni materiali, relazionali, psicologici e fisici, o a più aspetti di deprivazione messi insieme. Il focus sul cosiddetto “multiple disavantage” si incentra quindi sul modo in cui i problemi si presentano e sull’esigenza di intervenire per interromperne il ciclo vizioso, imponendo così una nuova sfida alla rete dei servizi sociali locali. Urge l’esigenza di passare da una mera elencazione dei bisogni ad una osservazione e lettura della realtà che permetta di identificare e rappresentare i problemi. Contesti sociali sempre più problematici rimandano dunque ad una domanda sociale (il bisogno espresso) sempre più articolata e complessa, in taluni casi difficilmente interpretabile proprio a causa delle decine di sfaccettature che la compongono. E' molto importante dunque saper ascoltare e valutare attentamente i bisogni espressi dall'utenza. Una valutazione che deve essere altresì partecipata e condivisa con l'utente al fine di scegliere il percorso di autonomia più affine alle problematiche espresse. Il destinatario difficilmente esprime una domanda di cambiamento o di aiuto concernente una disfunzione in quanto tale, ma nella domanda porta anche se stesso, il suo modo di intendere la relazione tra lui e il consulente e il suo modo di funzionare. Alcune motivazioni sono comprensibili, ma spesso e volentieri non esistono vere e proprie richieste di aiuto, perché non consapevoli o non esplicitabili, ma delle pressioni, delle sollecitazioni implicite che vanno comprese e analizzate. "Aiutando le persone ad accettare la parzialità dei loro interventi, riconoscere i fallimenti e le stanchezze, le si aiuta a riconoscere anche i risultati e si favorisce la verifica, la possibilità di correggersi e rielaborare i programmi. (Leone-Prezza)".



Anche nella città di Cosenza si può cogliere un’estensione dell’area della vulnerabilità sociale. Ossia oltre ai già conosciuti gruppi sociali poveri, se ne stanno costituendo altri non più garantiti, come in passato, dal rischio di impoverimento, imponendo così una nuova sfida alla rete dei servizi sociali locali. La ricerca sull’esclusione sociale pone tra i suoi oggetti di studio anche individui “non poveri”, e in particolare quelli che, pur non essendo in una situazione di povertà attualmente, sono però “prone to risk”, vale a dire  rischiano di essere coinvolti in processi di impoverimento. La vulnerabilità è la propensione a che si realizzi un evento negativo e, nel caso della povertà, come l’insieme delle condizioni che possono favorire il determinarsi, per un soggetto e/o gruppo, di condizioni di povertà, può essere intesa come debolezza, insicurezza, esposizione al rischio.  Distinguere il concetto di povertà dal concetto di vulnerabilità può aiutare a individuare le differenze nella massa dei poveri.

 

Alcuni shock di percorso, come una malattia improvvisa, la perdita del lavoro, la separazione dal coniuge, che possono verificarsi, sia singolarmente, sia in concomitanza (“sommandosi” tra loro) aumentano, inoltre, la vulnerabilità degli individui e le situazioni di “rischio povertà”. È di somma urgenza quindi inquadrare le nuove forme di povertà agendo in prevenzione ed evitando nuovi pericolosi fenomeni di cronicizzazione dello stato di disagio economico e nel contempo contribuire a tamponare quelle già esistenti. In tal senso è opportuno avere un quadro ben definito della sociodinamica relativa alla povertà nel territorio di Cosenza: quali forme si configurino, con quale intensità si presentino, quali fasce di popolazione siano coinvolte e su quali politiche occorra concentrarsi per contrastarle.



Il cibo è cultura, frutto della nostra identità e strumento per comunicare il nostro essere. Come le nostre scelte d’acquisto siano influenzate da processi razionali è stato ampiamente studiato. Ma che ruolo svolgono le emozioni? E, soprattutto, quanto sono efficaci le pratiche di consumo degli attori sociali non strutturati in Gruppi d’Acquisto Solidali? Passioni e sentimenti permeano le nostre vite quotidiane condizionando il nostro agire sociale. Il testo si propone di indagare le pratiche di consumo alimentare individuale, tenendo conto della duplice prospettiva emozionale-razionale nell’era postmoderna, caratterizzata da un forte processo di individualizzazione. L’obiettivo è quello di riflettere sulle variabili che danno vita a nuove pratiche di consumo critico, mettendo a confronto due casi-studio (uno spagnolo e uno italiano) e avvalendosi, contemporaneamente, di una più ampia interpretazione della realtà.


L'obiettivo di questo lavoro è di offrire al lettore una serie di nozioni su quello che riguarda l’impianto normativo e giurisprudenziale attinente al ruolo dell’investigatore privato e del consulente tecnico forense, i quali nell'ambito processuale mettono a disposizione della difesa le loro competenze dopo aver preliminarmente ricevuto un formale incarico conferito dall'avvocato che difende le ragioni assunte dal proprio assistito. Un’edizione rivolta a chi già esercita nel campo ma anche agli studenti, cioè chi nell'imminenza del traguardo accademico cercherà poi di ricavarsi uno spazio nell'affascinante ambito delle investigazioni private, consulenza forense, giudiziaria e aziendale. Ad esempio, nel capitolo “Nuove figure emergenti”, tratto di alcuni profili professionali che – seppur timidamente – si vanno affermando nell'attuale quadro sociale.


L'obiettivo del presente lavoro è quello di offrire al lettore una serie di indicazioni su quello che riguarda l'impianto normativo, corroborato da alcuni riferimenti giurisprudenziali, attinenti al ruolo dell'investigatore privato autorizzato e del consulente tecnico nell'ambito processuale penale.

 


 

L’Operatore socio sanitario è una figura istituita nel nostro Paese con Atto del 22 febbraio 2001 della Conferenza permanente tra Stato e Regioni e Province autonome. Nel corso degli anni la figura professionale dell’OSS, ha assunto una propria connotazione specifica rispetto ad altri operatori all’interno dell’area socio-sanitaria. Una connotazione che deriva anche dal percorso di studi specifici (multidisciplinari e interdisciplinari) previsti per gli aspiranti operatori al fine di superare l’esame di abilitazione all’esercizio di una professione tanto delicata quanto necessaria e sentita da un’ampia parte della collettività. Un percorso di studi nel quale sono comprese discipline mediche, infermieristiche, giuridiche e sociali. Tra queste ultime vi sono: Sociologia generale; Etica e Deontologia e, appunto, Psicologia sociale. In questo testo tratto di alcuni elementi tipici della Psicologia sociale, rivolti soprattutto e non a caso a chi intende frequentare il Corso OSS, ma anche a chi già opera nel settore e che, come oggi avviene per gran parte delle professioni in ogni campo, intende mantenersi aggiornato.


Relazione di ANTONIO LATELLA (sociologo e giornalista professionista) al convegno “Immigrazione oggi: impatto sociale”. Firenze il 4 dicembre 2015 – e pubblicato su www.sociologiaonweb.it (4 dicembre 2015)


Saggio presentato a Roma il 16 giugno 2015 dal sociologo e giornalista professionista ANTONIO LATELLA, dal titolo:

"Pianeta Terra e alimentazione, l'interdipendenza tra agricoltura, cibo, urbanizzazione, acqua ed ecologia"